Al Castello del SS. Salvatore di Messina la mostra permanente: "Miti e Correnti dello Stretto nelle incisioni dal XVI e il XIX secolo"

valutahandel guide L’idea di raccogliere una campionatura di quanto stampato tra cinquecento e novecento circa la rappresentazione del territorio calabro-siculo, che comprende e comprime in un breve corridoio le acque del Mediterraneo, qui dividendo in maniera mobile lo Jonio dal Tirreno, da modo di rileggere tanti miti del nostro mare da Scilla e Cariddi, alla falce di Cronos, a Colapesce, o il miracoloso attraversamento di San Francesco di Paola, fino a studi scientifici anticipati da Ribaud, confermando il fascino insuperato di queste acque.

here L’interesse per la cartografia dello Stretto, e quindi la raccolta della documentazione relativa, nasce molti anni addietro quando con il compianto naturalista Adolfo Berdar, supportati dall’esperienza consolidata e specifica del Prof. Aldo G. Segre, Direttore dell’Istituto di Geografia, Geografia Fisica e Oceonografia presso la Facoltà di Scienze dell’Università di Messina, furono condotte le ricerche che portarono alla pubblicazione  nel 1986, dell’ormai classico volume “Le Meraviglie dello Stretto di Messina” e sin d’allora si andò consolidando l’idea di un archivio cartografico, di cui questa mostra costituisce una significativa sintesi.

see url Resta sorprendente come questo breve tratto di mare sia stato preso in considerazione da studiosi d’ogni regione d’Europa. Del resto i fenomeni, che ancor oggi si possono osservare nelle nostre acque, erano già noti ai tempi d’Omero, come pure è nota l’attenzione dei redattori di carte nautiche che in epoca medievale e rinascimentale operarono nella nostra Città, e pare, proprio presso il monastero del SS. Salvatore, spazio oggi occupato dal Castello omonimo. Circostanze queste che sottolineano il ruolo certamente non breve avuto nei secoli dal nostro porto e dalla marineria peloritana la cui fama riecheggia nei nomi di famiglie quali gli Oliva o i Martinez o del grande esploratore Pietro Rombulo.

source link  E’ bene qui ricordare che la marineria messinese ebbe per secoli un proprio vessillo costituito dall’aquila bicipite nera in campo bianco, circostanza questa che fa della nostra Città una sorta di, sia pur negletta, repubblica marinara. Se poi a tanta mitologia navale aggiungiamo le obiettive difficoltà di navigazione derivanti dalle correnti dello Stretto si comprende la cospicua e variegata produzione correlata alle nostre acque. Nello specifico, risulta sorprendente la meticolosità dell’opera di Pietro Ribaud che, in dodici tavole allegate al suo “Trattato teorico, pratico, istorico sulle correnti ed altre particolarità e fenomeni che hanno luogo nel Canale di Messina”, stampato a Napoli nel 1826, ci da testimonianza del livello raggiunto dagli studi oceanografici nel Regno delle Due Sicilie.

http://rozenhout.nl/text-on-image-hover-no-space/feed/ L’idea di raccogliere una campionatura di quanto stampato tra cinquecento e novecento circa la rappresentazione del territorio calabro-siculo, che comprende e comprime in un breve corridoio le acque del Mediterraneo, qui dividendo in maniera mobile lo Jonio dal Tirreno, da modo di rileggere tanti miti del nostro mare da Scilla e Cariddi, alla falce di Cronos, a Colapesce, o il miracoloso attraversamento di San Francesco di Paola, fino a studi scientifici anticipati da Ribaud, confermando il fascino insuperato di queste acque.

http://www.kenyadialogue.com/?selena=sito-opzioni-binarie-italiano&966=23  Questa mostra, curata dal Dott. Marco Grassi, offerta grazie alla disponibilità del Comando Marina Militare e la collaborazione con l’Istituto per l’Ambiente Marino Costiero – Centro Nazionale Ricerche di Messina, una significativa campionatura circoscritta ai miti e le correnti laddove in realtà sarebbe stato nostro desiderio proporre ulteriori tematiche quali vedute dello Stretto, episodi di guerra, fortificazioni e planimetrie del porto, argomenti sui quali si dispone di una interessante documentazione ad ulteriore conferma della meraviglia che lo Stretto di Messina, già Fretum Siculum, Faro o Canale di Messina, nel corso del tempo ha suscitato in quanti, dagli argonauti ai croceristi, viaggiavano e viaggiano nel Mar Mediterraneo che, come le carte dimostrano, ha per baricentro le nostre agitate quanto mitiche acque.

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