Enrico a Canossa, L. von Imhoff, incisione, 1692
Enrico IV penitente a Canossa
da Andreas Lazarus von Imhoff (1656-1704), Historischen Bildersaales, Kurtze/deutliche und unpassionirte Beschreibung Der Historiae Universalis: Von Anfang der Welt biß auf unsere Zeiten in ordentliche und mercksame Periodos und Capitul eingetheilet(….)
Norimberga 1692-1695
calcografia, cm 6 x 8,4
L’ancora da individuare l’autore del disegno da cui è tratta l’incisione che descrive Enrico IV a Canossa, in piedi, scalzo, con una corta veste, con le mani giunte e le braccia sollevate in atteggiamento supplice. Il re appare come “prigioniero” in una sorta di recinto anulare costituito da una cortina muraria merlata realizzata in conci squadrati. Davanti a lui si eleva, una massiccia torre cilindrica della quale non è possibile cogliere la sommità. In una finestra secondaria si scorge Gregorio VII, con in capo il triregno, come intento a spiare il penitente, col quale sembra in atto un muto colloquio. L’intransigenza del papa appare sottolineata dall’assenza di una qualche porta che, di lì a poco, potrebbe aprirsi per accogliere il peccatore che implora di essere riconciliato. Le proporzioni di cose e persone sono falsate, poiché il re, nella sua solitudine, sembra dominare lo spazio tra le architetture difensive, quasi sovrastate dalla sua altezza. Scomparsa dalla narrazione figurativa la signora del castello. La tenzone è tra due uomini, entrambi coronati, poiché, malgrado la veste dimessa del sovrano penitente, sul suo capo è ben evidente il non pertinente diadema imperiale, invece della più coerente corona regia, potendosi al momento Enrico fregiare del titolo di re dei romani ma non di quello imperiale. L’incisione, una delle 900 che accompagnano la prima edizione tedesca del Historischen Bildersaales, è posta a corredo del fortunato testo di von Imhoff che, in cinque parti, narra la storia sacra e profana del mondo. Il successo del testo è tale da essere tradotto in francese (Le grand Théâtre historique ou nouvelle histoire universale tant sacré que profane dépuis la création du monde jusqu’au beginment du XVIII siècls, 1703, con incisioni di Merian) e in italiano (Gran theatro storico o sia storia universale, 1738).