Associazione Amici di Matilde di Canossa e del castello di Bianello -APS

Associazione Amici di Matilde di Canossa e del castello di Bianello -APS

Via Calatafimi, 26 - 42123 Reggio Emilia (RE)

L’associazione è nata il 23 aprile 2010. L’Associazione ha lo scopo di valorizzare l’attività di ricerca a livello locale, regionale, nazionale ed internazionale relativa alla storia di Matilde di Canossa, facilitando lo scambio di conoscenze e di informazioni sulla sua figura e il suo ruolo nel Medioevo e in Europa.

Lo scopo è quello di creare dei partenariati di ricerca tra soggetti economici, accademici e scientifici atti a favorire la continua ricerca.

L’Associazione si propone anche lo scopo di effettuare azioni di visibilità, di divulgazione e di cooperazione locale, regionale, nazionale ed internazionale attraverso la struttura del castello di Bianello e di ogni altra località legata al territorio denominato delle “Terre di Canossa” e relativo alla loro storia.

L’associazione intende promuovere l’effettuazione di studi e di ricerche, di organizzare mostre iconografiche, di promuovere attività di divulgazione rivolte in primo luogo alla scuola primaria e secondaria, ponendosi come obiettivo l’arricchimento dei propri contenuti e strumenti di comunicazione nel confronto con la realtà, per poi metterli a disposizione degli associati, degli interessati e di tutti coloro che ne condividono le finalità.

Il nostro motto è “Il passato è destinato a diventare il futuro.”

PRESIDENTE

Donatella Jager Bedogni

CONSIGLIO DIRETTIVO

Ivan Sebastian Monelli Tesoriere
Ileana Incerti Segretaria
Cristina Ognibene Consigliere
Gianluca Bombarda Vicepresidente

CONTATTI

Tel: 335 251717
Email: amicidimatilde@gmail.com
Sito internet: https://amicidimatilde.wordpress.com/

I NUMERI DELL’ASSOCIAZIONE

Iscritti al 31 dicembre: 19
Soci GAMI: 1

LE OPERE

P. Sanesi, Matilde a cavallo, 1885

Contessa Matilde di Canossa a cavallo. Nicola Sanesi (1818-1889), 1885, Incisione.

La Grancontessa, circondata dal suo esercito e dinnanzi al suo popolo, riceve l’omaggio di un vassallo inginocchiato. Nell’immaginario dell’800 in Italia simboleggia colei che difende la patria dal nemico nei momenti di pericolo. L’immagine di Matilde a cavallo si ispira al quadro a olio del pittore Orazio Farinati, esposto nella chiesa abbaziale di San Benedetto Po del 1587. Molti ritratti di epoca successiva la raffigurano a cavallo a testimonianza dei suoi frequentissimi viaggi tra i castelli di Bianello e Carpineti, tra la Toscana e la Romagna come pure nei numerosi viaggi a Roma per assistere a sinodi e conclavi quando non si trovava a Mantova, a Pisa e a Firenze o in Lorena dove governava i possedimenti materni. Le due immagini hanno in comune il cavallo bianco e Matilde che regge le redini. Nell’incisione del Sanesi Matilde indica il cammino con la mano, nel Farinati mostra una melagrana, simbolo a lei attribuito che indica saggezza e prosperità

Enrico a Canossa, L. von Imhoff, incisione, 1692

Enrico IV penitente a Canossa

da Andreas Lazarus von Imhoff (1656-1704), Historischen Bildersaales, Kurtze/deutliche und unpassionirte Beschreibung Der Historiae Universalis: Von Anfang der Welt biß auf unsere Zeiten in ordentliche und mercksame Periodos und Capitul eingetheilet(….)

Norimberga 1692-1695

calcografia, cm 6 x 8,4

L’ancora da individuare l’autore del disegno da cui è tratta l’incisione che descrive Enrico IV a Canossa, in piedi, scalzo, con una corta veste, con le mani giunte e le braccia sollevate in atteggiamento supplice. Il re appare come “prigioniero” in una sorta di recinto anulare costituito da una cortina muraria merlata realizzata in conci squadrati. Davanti a lui si eleva, una massiccia torre cilindrica della quale non è possibile cogliere la sommità. In una finestra secondaria si scorge Gregorio VII, con in capo il triregno, come intento a spiare il penitente, col quale sembra in atto un muto colloquio. L’intransigenza del papa appare sottolineata dall’assenza di una qualche porta che, di lì a poco, potrebbe aprirsi per accogliere il peccatore che implora di essere riconciliato. Le proporzioni di cose e persone sono falsate, poiché il re, nella sua solitudine, sembra dominare lo spazio tra le architetture difensive, quasi sovrastate dalla sua altezza. Scomparsa dalla narrazione figurativa la signora del castello. La tenzone è tra due uomini, entrambi coronati, poiché, malgrado la veste dimessa del sovrano penitente, sul suo capo è ben evidente il non pertinente diadema imperiale, invece della più coerente corona regia, potendosi al momento Enrico fregiare del titolo di re dei romani ma non di quello imperiale. L’incisione, una delle 900 che accompagnano la prima edizione tedesca del Historischen Bildersaales, è posta a corredo del fortunato testo di von Imhoff che, in cinque parti, narra la storia sacra e profana del mondo. Il successo del testo è tale da essere tradotto in francese (Le grand Théâtre historique ou nouvelle histoire universale tant sacré que profane dépuis la création du monde jusqu’au beginment du XVIII siècls, 1703, con incisioni di Merian) e in italiano (Gran theatro storico o sia storia universale, 1738).

 

 

 

Il castello di Canossa, incisone acquarellata, 1870

L’immagine romantica della rupe di Canossa, la più famosa dell’800 nell’immaginario tedesco.