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Niscemi, la frana e il belvedere sui campi geloi.

FIDAM desidera esprimere la sua vicinanza e solidarietà per il disastroso evento che sta colpendo il paese di Niscemi. Particolarmente preoccupante è la situazione in cui è venuto a trovarsi il Museo Civico, realizzato in anni di accurato lavoro dai nostri federati del Lions Club, con passione, competenza e dedizione. Il museo raccoglie le testimonianze della storia e della vita della gente di quel territorio: ne è perciò il cuore pulsante, che deve continuare a funzionare per dare agli abitanti testimonianza del passato, speranza e fiducia nel futuro.

I video che qui riportiamo come link condivisi dall’amico Franco Mongelli, mostrano la città prima (https://www.instagram.com/reel/DSPPSRnDTUy/?igsh=MXhrOW8wMXoyejNkag==) e dopo (https://www.instagram.com/reel/DSPPSRnDTUy/?igsh=MXhrOW8wMXoyejNkag==) la frana che ha già coinvolto la preziosissima biblioteca comunale. Come Franco stesso ci scrive, il tutto è accaduto «in un battito d’ali».


Questo ci induce a riflettere sul valore dei nostri musei e delle nostre biblioteche, beni preziosi da non considerare templi immuni dal danno e, ancor più, da non dare per scontati. Di fronte alle sfide del cambiamento climatico, il loro ruolo di presìdi della memoria e «banche» del sapere diviene ancor più centrale, così come quello di noi Amici per la loro difesa e cura.

Museo Civico Niscemi

 

Ma a Niscemi la frana non ha trascinato giù “solo” una parte della città, ma, con lo storico belvedere, porta in qualche misura via anche anche il paesaggio agrario che da qui si poteva ammirare. Si tratta di uno dei panorami più belli della Sicilia: quello del mosaico cerealicolo della piana di Gela, esempio paradigmatico, nel suo diretto legame con Niscemi, con il belvedere perduto e con il Museo Civico — originariamente museo della civiltà contadina — di uno di quei paesaggi-teatro dove, secondo Turri, si strutturava la visione condivisa del territorio, sedimentando il paesaggio come prodotto culturale. La frana porta via “il palco reale”, e popolare, della cavea, un luogo di socialità depositario dei ricordi di generazioni privando al contempo la città della scena agraria dove lo spettacolo delle stagioni si ripete da secoli in un paesaggio simile e mai identico.

Un paesaggio che è il più complesso e vasto dei beni culturali e che, come e più dei beni puntuali, appare vulnerabile di fronte al cambiamento climatico e alle sfide, talvolta improbe, che esso apre all’agricoltura e alle pressioni di conversione industriale (agrivoltaico) esercitate in nome della stessa transizione ecologica.

L’evento che presenta molti punti in comune con la frana di Agrigento del 1966, che indusse un tale movimento d’opinione da scongiurare la distruzione della Valle dei Templi per opera dell’abusivismo edilizio, preservando così un paesaggio culturale fra i più preziosi del mondo mediterraneo.

Condividiamo, a tal proposito, le parole di speranza del Socio e Amico Franco Mongelli, auspicando che anche da questo disastroso evento possa nascere qualcosa di bello.

«Dal 16 gennaio 2026, quando la collina di Niscemi è cominciata a franare, tutto è cambiato: abbiamo perso una fetta della nostra città, dove c’era il posto più bello, il Belvedere, che guardava i campi Geloi di virgiliana memoria, e con esso sono andati via alcuni dei momenti più belli di ciascuno di noi. Da lì si poteva ammirare uno spettacolo unico, che cambiava ad ogni stagione; si poteva guardare il mare all’orizzonte, le colline, ultime propaggini dei monti Erei, i campi “Geloi” cangianti ad ogni stagione: ora erano tutti verdi, il colore che preparava il risveglio della natura a primavera, e poi la successiva stagione, l’estate, con il suo giallo accecante delle messi; e ancora il marrone, colore del riposo della terra; e poi ancora il nero della bruciatura delle stoppie dopo la mietitura; ed infine la terra arida e arsa che veniva preparata per la semina con l’aratura, in attesa delle prime piogge che aprivano una nuova stagione. Ci sarà una nuova stagione anche per noi? Lo speriamo tutti, uniti in un abbraccio fraterno, e torneremo di nuovo al Belvedere, da cui si potrà ammirare ancora uno degli spettacoli più belli della nostra Sicilia».
Franco Mongelli
Lions Club di Niscemi, socio FIDAM.

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